“Qualità ed esperienza nella cantina del Porto Vecchio”

Il parere di Luca Gardini, la star dei sommelier

Miglior sommelier d’Italia nel 2004, ad appena 23 anni. Miglior sommelier d’Europa nel 2009, e del mondo nel 2010. Quanti altri possono vantare un simile biglietto da visita? Luca Gardini è un virtuoso, un talento dell’arte naso-palatale di valutare la qualità del vino degustandolo e di indicare i migliori abbinamenti di ogni vino col cibo. Gardini tiene stage per colleghi e wine lovers, al ritmo anche di quattro o cinque al giorno, che sono non solo lezioni, ma visioni di vita: “In troppi col vino usano fare gargarismi – afferma – ma il vino va bevuto, magari ne bevi di meno, ma per capirlo lo devi mandare giù”. Durante la sua visita in provincia di Crotone per valutare i prodotti delle cantine del Cirò doc ha fatto tappa a Crotone, fermandosi a pranzare al Porto Vecchio. “Tutto quello che ho provato era eccellente – il giudizio del re dei sommelier – ho molto apprezzato la cura maniacale dei dettagli, ho gustato prodotti che non conoscevo, ad esempio l’anice nero selvatico della Sila, e poi ho scoperto che questa è la terra della sardella: avevo chiesto della ‘nduja, mi hanno guardato male: di qua c’è la sardella, la ‘nduja sta dall’altra parte della Calabria” aggiunge ridendo.

Ma è lo sguardo d’insieme del professionista romagnolo quello che più sorprende: “Il vino non è solo terra, agricoltura, export. Il gaglioppo è un grande vitigno, ma qui c’è bisogno di potenziare la comunicazione, di far meglio conoscere i prodotti. In Calabria il potenziale è enorme, chi ama bere s’interessa dei posti, delle persone che producono, della ristorazione. Al Porto Vecchio si è scelto di puntare sulla qualità e sull’esperienza, tanto in cucina quanto in cantina, e secondo me questa è l’unica strada da percorrere perché un locale riscuota consenso e successo, perché così le attese non vengono deluse. Credo che i gestori abbiano ricercato ed ottenuto un punto di equilibrio tra la cucina tradizionale e quella più ricercata, dando però spazio anche alla creatività, che è una qualità mai secondaria per ogni cuoco o ristoratore che abbia realmente una mentalità aperta verso le novità”. E dato che parliamo di un uomo abituato a dare giudizi di natura enogastronomica, la richiesta di un voto finale non è oziosa: “Un voto? I numeri a volte sono sgradevoli, non mi sono mai piaciuti. Diciamo due cose: che il grado di soddisfazione quando mi sono alzato dalla sedia era alto, e che l’esperienza è stata assai piacevole. Come dicono coloro che recensiscono i locali? Ci tornerò”.

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